Ero molto piccolo quando ho iniziato a chiedere il perché siamo qui, ma, in famiglia, nessuno era in grado di rispondermi e, viste le mie continue insistenze, decisero pure di ignorarmi. Così, per attirare l’attenzione picchiavo il fondo delle pentole con le posate. Sì, effettivamente rompevo, ma non me ne rendevo conto, perché il ritmo e i suoni che le posate generavano su quelle pentole creavano in me delle emozioni particolari e questa è stata la motivazione per imparare a suonare la batteria.
Avevo sedici anni e, mentre lavoravo e studiavo, di tanto in tanto suonavo con un gruppo musicale denominato Los Gringos con il quale vincemmo il primo premio in un concorso per complessi Beats organizzato dal Centro Didattico Musicale di Padova. Saltuariamente ci esibivamo anche nella caserma Ederle di Vicenza, dove, tra l’altro, ho avuto modo di conoscere alcuni giovani americani che transitavano lì per un breve periodo prima di essere trasferiti in Vietnam. Non ho saputo più nulla di loro, ma vi garantisco che ne ho visti molti in lacrime prima della partenza.
Se hai deciso di continuare a leggere, avrai modo di riconoscere anche alcuni gruppi e musicisti con i quali ho avuto il piacere di suonare. Ringrazio tutti gli amici con cui, oltre ad impegnarci in una infinità di prove per riuscire a presentare dei repertori musicali accattivanti, ci siamo anche molto e sottolineo molto, divertiti. Alcuni di loro se ne sono già andati da questo mondo e questa piccola biografia è anche un modo per ricordarli.
Ero un diciottenne quando conobbi gli Aedi Group. Erano appena ritornati da “Chissà chi lo sa” una trasmissione televisiva pomeridiana condotta da Febo Conti ed essendo comunque sufficientemente famosi potevano permettersi di scegliere tra gli elementi migliori. Fu così che mi ritrovai a far parte di un gruppo di batteristi da esaminare. Non vi nascondo che, quando fui scelto, non stavo in me dalla gioia! Suonai con loro sino all’inizio del 1970 anno nel quale cominciò la mia avventura da professionista con Renzo dei Delfini.
Il gruppo musicale i Delfini era composto da quattro elementi e Renzo era il cantante e il bassista dei componenti originali. Ovviamente, anche loro, prerogativa dei gruppi musicali di quell’epoca, ad un certo punto, per le ragioni più svariate, si separarono. Renzo e Sergio, continuarono con il nome Renzo dei Delfini, il batterista smise di suonare e all’altro, Franco, rimase il nome originale. Più avanti suonerò anche con lui. Con Renzo abbiamo inciso un 45 giri. Il lato A conteneva Il treno delle nove, mentre il lato B La bilancia. Il vinile è stato promozionato con due trasmissioni televisive (c’era ancora il bianco e nero). Una di queste registrazioni video avvenne in studio nella sede RAI di Torino (quel giorno ho girato tutti i negozi musicali della città per recuperare una batteria da noleggiare per la trasmissione e, cosa che mi capitava e capita tuttora, tutti dicevano di avermi già visto, mentre era la prima volta che visitavo quella città), l’altra registrazione video, invece, avvenne al mattino presto nella spiaggia di Gallipoli, mi sembra di ricordare verse le 5 o le 6 del mattino perché a quell’ora l’aria e quindi la visibilità risultava ottimale per le riprese. Sicuramente la RAI le mandò in onda, ma non so quando. Poi, nell’ottobre del 1972, quando avevamo quasi finito di incidere il nostro primo 33 giri presso una sala di incisione a Roma, il virus della divisione ritornò ponendo la parola fine a questa fantastica avventura. Purtroppo, non sono mai riuscito a recuperarne le registrazioni.
Rimasi libero per un po’ suonando qua e là, finché ebbi dei contatti con Red Canzian, che conobbi al Festival di Rieti del 1972, al quale partecipavamo entrambi, io con Renzo dei Delfini e lui con i Capsicum Red. Tutti e due cercavamo nuove soluzioni musicali e così decidemmo di creare un trio. Sono state talmente tante le persone con le quali ho suonato in quel periodo, che non ricordo nemmeno il nome del terzo elemento. Comunque, mentre costruivamo il nuovo repertorio in una vecchia chiesa sconsacrata a Nervesa della Battaglia, arrivò una buona notizia per Red: i Pooh, che dovevano rimpiazzare l’uscita di Riccardo Fogli, gli chiesero di sostituirlo. Ovviamente il nostro progetto in corso si fermò e Il resto, almeno qui in Italia, è noto a tutti.
Continuai la mia avventura musicale con un altro complesso famoso nell’ambiente Veneto: i Sabìa. Rimasi con loro fino alla fine del 1975, anno nel quale suonavo, alternandomi, anche con i Delfini di Franco.
Con riferimento al periodo dei Sabìa, devo assolutamente rendervi partecipi di una serata veramente particolare che si svolse in una grande festa all’aperto nella città di Pordenone.
Era uso e costume che un complesso abbastanza conosciuto (in questo caso noi) intrattenesse il pubblico per tutta la serata facendo da supporto all’attrazione, che, quella sera, erano gli Atomic Rooster, un gruppo inglese di fama internazionale di cui il cantante era Chris Farlowe una vera potenza e maestria della voce. La particolarità fu che il loro batterista ebbe un malore e lo spettacolo poteva essere compromesso. Non sto qui a definirne i particolari, ma la soluzione fu che la sostituzione fu affidata a me che, pur non conoscendo minimamente il loro repertorio, impregnato di emozioni indescrivibili, riuscii a svolgere il mio compito perfettamente. Per me fu un onore e un fortissimo stimolo suonare con elementi che reputavo di un livello musicale molto più alto del mio. Certo, un po’ di esperienza e di creatività hanno sicuramente aiutato, ma fino a poco tempo fa non avevo ancora capito come c’ero riuscito! Ora, per esperienza acquisita, so che tutto questo è potuto succedere grazie all’energia interiore addestrata in anni di sensibilità musicale, lasciandomi andare, lasciando che il mio cuore e la mia mente vivessero spontaneamente la nuova situazione. Con la musica non ci sono divisioni e, indipendentemente dal carattere personale, ognuno svolge al meglio il proprio ruolo/compito, perché il brano possa prendere forma: sul palcoscenico siamo uno solo, abbiamo tutti un unico obiettivo e si toccano, a volte inconsapevolmente, delle frequenze vibratorie veramente molto, molto alte!
Ma andiamo avanti, nell’agosto del 1975, con i Sabìa suonavamo a Villa Alta, un locale all’aperto nelle colline di Riccione. Eravamo in due orchestre a darci il cambio. Gli altri erano Sonia Conti e le Cinque Lire un gruppo di Bologna composto da sette elementi, tra i quali, alla voce e alle tastiere, c’era Gaetano Curreri. A fine stagione ci incontrammo e mi chiesero di sostituire il loro batterista che, per motivi personali se ne sarebbe andato. È sempre molto stimolante provarsi con altri elementi ed io avevo bisogno di nuove esperienze. Così, dopo i necessari accordi e le dovute precauzioni per non lasciare a piedi i miei compagni dei Sabìa, con la loro approvazione, accettai.
Iniziò un nuovo periodo. Trovai un appartamento arredato a Bologna che condividevo con il trombonista di Andrea Mingardi, un inglese veramente cordiale con il tipico “aplomb” tanto che io, con meno aplomb di lui, gli lasciavo sempre i piatti da lavare e lui, naturalmente, non faceva una piega. Rimasi con loro per circa due anni, ma i tempi stavano cambiando e, un po’ per l’avvento della Disco Music, della quale la monotonia del ritmo mi trasmetteva lo stesso entusiasmo di un bradipo e per altre circostanze personali che non sto qui a descrivere, smisi di suonare e iniziai una serie di attività che in breve tempo mi portarono a creare un’azienda grafica diventando poi un creativo pubblicitario e un operatore shiatsu.
Ovviamente ci sarebbe ancora molto da dire, queste sono solo alcune delle mie esperienze, mentre ognuno di noi ha le proprie da sperimentare e da comprendere.
Dopo il periodo musicale, che, come avrete notato, vive ancora molto intensamente nel mio cuore, con il tempo, le esperienze si sono moltiplicate e attraverso le mie attività successive ho avuto il piacere di collaborare con moltissime aziende: artigiani, commercianti, piccole industrie e multinazionali, tutte organizzazioni composte, comunque, da persone, perché è con le persone che tutti noi ci esprimiamo, dialoghiamo, comunichiamo e collaboriamo, ed è anche per merito loro che sono diventato ciò che sono adesso. In effetti, tra quanto ho letto, studiato, praticato e tra tutti coloro che ho avuto il piacere di incontrare, a ben pensarci, mi rendo conto di avere avuto veramente dei grandi maestri nella mia vita.
Nel 1998, quando, con la mia agenzia di comunicazione, iniziai a prestare la mia opera ad un’associazione culturale che diffondeva l’insegnamento dello shiatsu, iniziò la mia nuova avventura. Collaborando con gli elementi di questa associazione ebbi modo di conoscere e apprezzare quest’arte, decidendo di frequentare, completandolo, un programma di studi quadriennale per operatore shiatsu, attività che ho praticato per un po’ di tempo unendola anche ad altre discipline complementari. Inoltre, oltre a curare la loro immagine, avevo anche collaborato alla creazione di una rivista orientata al benessere naturale denominata TIAN TAN.
Per un certo periodo, quindi, parallelamente alla mia attività di comunicazione, svolsi la professione di operatore shiatsu, con la quale compresi che alle persone serviva di più. Avevano bisogno di osservarsi e di mettersi in gioco (fondamentalmente con se stessi) per imparare a conoscere il loro corpo, le loro emozioni e la loro mente. Sentivo che dovevo sviluppare dei corsi e/o dei seminari volti ad ampliare la consapevolezza e la comunicazione interiore, ma lo studio che avevo in centro città, non era adatto per ricevere gruppi di persone. Occorreva qualcos’altro. Ed è così che con altre due persone che reputavo adatte, decisi di impegnarmi nella realizzazione di un centro culturale dove poter trasmettere ciò che ognuno di noi aveva appreso nelle proprie passate esperienze.
Quel nome era già da tempo nel cassetto e così nacque l’associazione Comunicanima.
Il centro proponeva corsi di yoga, shiatsu, meditazione, costellazioni familiari, qi gong, linguaggio del corpo e altre discipline complementari. Fortunatamente, anche se il primo anno, l’anno di avvio, è stato fortemente impegnativo, ogni attività iniziava a trovare il giusto spazio. È stato in questo periodo che tenni alcuni seminari improntati su un particolare mix di teoria e pratica che ottennero un ottimo riscontro e che mi fecero capire che quell’idea, anche se in uno stato embrionale, conteneva tutti i presupposti per diventare un interessante percorso di crescita personale per tutti i partecipanti. Erano i primi vagiti di innergy.
Ma la vita ci propone incessantemente delle lezioni e c’era qualcos’altro da imparare perché una nuova esperienza si stava affacciando alla porta: la convivenza. Non ero nuovo a esperienze lavorative con altri elementi perché, la musica e le attività con le quali operavo continuamente mi avevano insegnato a collaborare, ma la convivenza mostra aspetti “nascosti” delle persone che prima, per entusiasmo, per scaramanzia, o semplicemente perché, presi dall’obiettivo, si era fatto finta di non vedere… E così, dopo il primo anno di cogestione, decidemmo di comune accordo di prendere strade diverse. È stata una forte esperienza che, passata la burrasca, mi ha aperto ad una maggiore consapevolezza.
Dopo un lungo e necessario periodo di riflessione, nel quale ho continuato a svolgere le mie precedenti attività, lo spirito che mi aveva animato in quel periodo è ritornato più forte e più maturo fornendomi le motivazioni per cercare di fare intuire (e, successivamente comprendere) alle persone che c’è molto di più di quello che siamo abituati a credere, vedere, sentire e pensare e che, sopite in noi, abbiamo delle potenzialità enormi delle quali, molti, non ne sono minimamente consapevoli, tranne in quell’attimo, in quella frazione di secondo in cui ci sentiamo tutt’uno con l’universo.
Ma c’è dell’altro. In tutti i periodi della mia vita, indipendentemente dall’attività che stavo svolgendo in quel momento, c’era sempre qualcosa di indefinito che si manifestava dentro di me. Questo qualcosa mi suggeriva la necessità di comportamenti migliori, mi diceva che anche gli altri hanno sensazioni simili, mi mostrava aspetti diversi per ogni situazione facendomi vedere una dualità imperante che si insinuava nei pensieri, parole e azioni delle persone senza che queste ne fossero consapevoli. Mi mostrava quanto semplice fosse indirizzare individui inconsapevoli verso l’una o l’altra direzione e quanto facile fosse perdersi nella marea delle opportunità. Ma si sa, quando si è giovani non si ha il tempo di ascoltare queste “sciocchezze” e si preferisce sbattere il naso contro muri che non sono propriamente di gomma, perché abbiamo sempre bisogno di mostrarci e di sperimentare e, almeno per quel momento, non ce ne importa proprio nulla del grillo parlante.
Ma è solo dopo, dopo un po’ di vita vissuta, quando cominciamo a tenere di più alla salute del “nostro naso” che qualcosa si accende dentro di noi facendoci intuire che probabilmente c’è qualcos’altro…
Ed è proprio di questo qualcos’altro che ho deciso di occuparmi con la creazione di questo sito.
Per un maggior approfondimento e per tutti coloro che non sono soddisfatti dell’evidenza, perché in cuor loro hanno sempre sentito che c’è dell’altro, ho creato innergy, uno spazio dove attingere a nuova conoscenza e, contemporaneamente, un mezzo per iniziare a conoscere se stessi ampliando la consapevolezza, partecipando così al grande momento di risveglio attualmente in corso.
Roberto Calaon